Il Tempo è Figlio del Movimento
Riflessioni sulla natura del cosmo, del ritmo e delle nostre certezze.
di Francesco Mario Pavan
Se il tempo è figlio del movimento, allora è il movimento a determinare il tempo.
È una logica lineare: un movimento più lento genera un tempo più lento; un movimento più veloce genera un tempo più veloce. Di conseguenza, dobbiamo accettare una prima verità: se il movimento non è costante nell’universo, allora nemmeno il tempo può esserlo.
Il miraggio delle nostre misure
Tutte le distanze e le misure del cosmo si basano sul tempo che la luce impiega a percorrerle. Ma noi umani registriamo il movimento del Sole solo da una frazione di secondo infinitesimale rispetto alla storia dell’universo. Questo rende le nostre osservazioni attuali intrinsecamente parziali, provvisorie, forse persino poco attendibili sul lungo termine.
Viene da chiedersi: con quale reale percentuale di precisione possiamo pretendere di datare la storia del mondo, se non abbiamo alcuna certezza che le costanti del movimento in passato siano sempre state uguali a quelle di oggi?
Quando il movimento diventa ritmo
Ora arriva la parte più affascinante. Cosa succede se il movimento sposa il ritmo? Che tipo di tempo partoriscono insieme?
In un universo fatto di infinite cose diverse, il ritmo non può essere una costante fissa, altrimenti sarebbe un’anomalia. Il ritmo muta, si adatta, pulsa.
I mercanti nel tempio e la presunzione del sapere
La conclusione logica di tutto questo è una sola: non sappiamo nulla con assoluta certezza. Chiunque cerchi di venderci una verità incrollabile non è uno scienziato o un saggio, ma un mercante nel tempio.
Molto di ciò che eravamo convinti di sapere è, con ogni probabilità, il frutto della presunzione di intelligenza di qualcuno. Forse in buona fede, costui ci ha guidati verso un miraggio — il suo miraggio — abbagliato dalla cieca superbia di credersi superiore agli altri.
Ma la colpa maggiore resta la nostra, di noi che lo abbiamo seguito. Perché abbiamo rinunciato alla nostra facoltà più grande: abbiamo accettato che ragionare fosse un’opzione facoltativa, invece di un dovere.
Questa non è una semplice teoria. È un dato di fatto.
Questa mia creazione è stata realizzata con questo intento, farti praticare con il movimento e di conseguenza con il tuo tempo, senza filtri o intermediari che potrebbero limitare la tua intuizione e pensiero.
Francesco Mario Pavan